Mirtillo selvatico o coltivato?

 Le varietà di frutta ricche di Vitamina C e di sostanze antiossidanti, utili per contrastare il danno ossidativo, ossia il processo degenerativo dell’invecchiamento cellulare, di antociani che aiutano a mantenere tonici i vasi sanguigni e di polifenoli in grado di contrastare il processo d’invecchiamento cellulare, sono facilmente e variamente disponibili nella filiera agroalimentare. Oltre a scegliere gli ingredienti giusti bisogna però saper valutare il tipo di lavorazione utilizzato. E’ chiaro che rispetto ad un processo a freddo (come le Tinture Madri ed i Gemmoderivati) una lavorazione a caldo (marmellate e composte ad esempio) penalizza la presenza dei principi attivi termolabili (come la Vitamina C), lo stesso discorso vale per la pastorizzazione. Vi sono poi preparati come le tisane che utilizzano parti vegetali essiccate e quindi prive di un buon 70/75% dei suoi componenti e soprattutto delle energie del fresco. Ma non è tutto.

Nel caso del Mirtillo, ad esempio, (ma lo stesso potremmo dire anche per il Ribes Nero, per le Fragole e per i Lamponi) siamo di fronte ad un prodotto che può già differenziarsi nella sua diversità botanica. Possiamo infatti lavorare un Mirtillo selvatico, e quindi raccolto nei boschi di montagna, o una pianta coltivata. Può quindi essere evidente a tutti che le differenze risultano numerose e sostanziali, a partire dalla specie e dall’ambiente di crescita (terreno, aria, acqua), per arrivare alle tecniche colturali (spontaneo, biologico, integrato o convenzionale), con un apporto al prodotto finito di componenti utili come vitamine, antociani e polifenoli sostanzialmente diverso. E se la raccolta spontanea ci garantisce un frutto sano e bilanciato, e la coltivazione biologica rappresenta uno standard minimo per difendersi dall’uso massivo di prodotti chimici in agricoltura, sia che parliamo di frutta, sia che parliamo di verdura, rimanendo sull’esempio del Mirtillo possiamo dire che praticamente in tutte le aziende agricole convenzionali ed integrate la coltivazione è spinta dall’uso intensivo di fertirrigante che viene aggiunto all’annaffiamento attraverso un sistema di rilascio programmato nei sistemi di distribuzione dell’acqua che garantisce un frutto gonfio e ben conservabile, ma sostanzialmente povero di sostanze nutritive e privo di tutta l’energia del bosco.

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